Gino Cornacchia.

 

Gino Cornacchia nasce a Chieti il 15-7-1922, terzo figlio di Giovanni (cuoco del convitto G. B. Vico di Chieti) e Laura Caramanico (casalinga).
Gino Cornacchia, uomo dal carattere riservato, di mentalità aperta ed attenta, dall'animo estremamente disponibile verso il prossimo ed assolutamente non speculativo o strategico nei rapporti umani inizia a lavorare a 14 anni come tipografo, ha un fisico possente e viene corteggiato per fare il pugile ma a 17 anni sotto il fascismo come tanti suoi coetanei si arruola militare volontario.
Gli studi che in altri tempi lo avrebbero visto emergere nella società civile gli permettono di essere classificato primo su 180 in un corso nazionale da elettricista ma invece di essere promosso viene inaspettatamente prosciolto.
Il fratello Dionino, che poi morirà nel 1945 in campo di concentramento a Flossenburg in Baviera, era stato dichiarato disertore dal regime e Gino Cornacchia ne subì la ritorsione.
Ingiustamente sanzionato verso ruoli meno specialistici continua però la sua strada militare nell'aeronautica distinguendosi ovunque per il suo spiccato senso pratico e la sua inventiva.
“Thomas Alva Edison” lo avevano soprannominato i colleghi per la capacità di trovare sempre soluzioni efficaci semplici ed originali a tutte le situazioni problematiche che si presentavano sia a sé ma soprattutto agli altri che lo coinvolgevano appositamente.
L'Italia entra in guerra e Gino Cornacchia partecipa nella aeronautica come ardito della brigata Folgore al secondo conflitto mondiale rischiando varie volte la vita per bombardamenti, malattie e conflitti a fuoco. Raccontava che nel '45: “dovunque mi mandavano di lì a poco finivano le ostilità perché il fronte si spostava altrove”.
Ricordava che in Sardegna, dove era approdato sbarcando in nave a Decimomannu, aveva rischiato la malaria dovendo dimorare in zone infestate da milioni di zanzare; ma era riuscito ad evitarla rifiutando il medicinale fornito alle forze armate che aveva fama di provocare la sordità e facendo incetta di mandorle fresche. Raccontava che poi a Marsala dove era di sorveglianza con pochi commilitoni in una caserma in prossimità della costa, un giorno del 1943 i bombardamenti angloamericani colpirono la distilleria della Florio e fiumi di liquore si riversarono sotto i suoi occhi fino al vicino mare. Sempre in Sicilia nel corso di una sua libera uscita con un commilitone un aereo lanciò una unica bomba e fu la fortunosa scelta del lato giusto della strada a salvare loro la vita. Infine notevole fu la “ardita” marachella compiuta insieme al concittadino Giustino Di Marzio di andare per fame a mangiarsi i finocchietti nell'orto del comandante rificcando nel terreno le cime verdi per non farlo scoprire! La rabbia del comandante, alcuni giorni dopo, fu tale da richiedere una adunanza generale d'urgenza di tutta la caserma per scoprire, far confessare gli autori e punirli.
Finita la guerra rifiuta di fare lavori impiegatizi preferendo di tornare a fare il lavoro di tipografo per il quale è apprezzato per precisione e pignoleria. Nel tempo libero è appassionato scacchista. Gino Sposa Rosaria Brunetti il 13-8-1961.
Di carattere leale e riservato concentra il suo impegno nel lavoro e nella famiglia che completa con due figli maschi Giovanni e Giuseppe.
L'acuto senso dell'umorismo che lo ha sempre contraddistinto ne rende memorabili svariate argute battute in ambito conviviale.
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    Ma in ogni ambito era latente una “gag-siluro”.
    Come quando bussavano alla porta i testimoni di Geova ai quali rispondeva una per loro incomprensibile frase: “Andate via, sono tifoso della Sampdoria!
    ” Oppure allorquando si laureò il figlio Giovanni in ingegneria a L'Aquila, lui dichiarò che anche suo padre si era laureato...
    avendo sposato una moglie di nome Laura!
    Un umorismo che viene tramandato geneticamente fin al nipote Giulio (nato il 16-11-2001) figlio di Giovanni, che sin dalla primissima infanzia racconta ed inventa barzellette e gioca con la semantica delle parole.
    Andato in pensione a malincuore e senza nemmeno i riconoscimenti che sperava si dedica al giardinaggio, agli incontri conviviali, ai viaggi con associazioni di pensionati e frequenta l'Università della Terza Età.
    In quest'ultima conclude l'esibizione della sua prestanza atletica durante le lezioni di educazione fisica riuscendo ad oltre 70 anni ancora a fare “la bandiera” agganciato con la forza di mani e braccia ad una pertica.
    Gino, rimasto fino all'ultimo dinamico, col suo inconfondibile passo veloce da marciatore, si spegne nell'ospedale civile di Chieti il 10 marzo 1997 fra le braccia del figlio Giovanni, stroncato da un repentino male incurabile, cagionato presumibilmente dalle esposizioni di una vita ad esalazioni di inchiostri e solventi dei manifesti e libretti che aveva tante volte composto e stampato.
    La dipartita non in veneranda età gli risparmia, tuttavia, lo strazio di assistere alla scomparsa due anni più tardi del figlio Pino tenente colonnello dell'Aeronautica Militare.